La lezione della dichiarazione UE sul Medio Oriente: diritto internazionale e democrazia, ma solo finché sono “dalla nostra parte”. Perché non funziona1.
La recente dichiarazione dell’Alta Rappresentante dell’Unione Europea sugli sviluppi in Medio Oriente è un documento che merita di essere letto con attenzione. Non tanto per ciò che dice, ma per ciò che tace. Ecco 10 punti che ne smontano la pretesa neutralità, rivelando una lezione amara: il diritto internazionale e i valori democratici valgono, ma solo quando possono essere usati contro il nemico di turno.
1 – Asimmetria esplicita: si condanna senza appello l’Iran, ma si usa una vaghezza calcolata sull’altra parte in causa. Si dimentica che Israele ha attaccato unilateralmente (violando il divieto dell’uso della forza, art. 2 della Carta ONU), mentre l’Iran avrebbe il diritto di reagire invocando la legittima difesa (art. 51 della Carta ONU). Un’omissione che grida vendetta.
2 – Protezione dei civili: un principio astratto, mai applicato. Si parla di proteggere i civili, ma non si traduce in atti concreti. Dove è la richiesta di un’inchiesta indipendente per accertare le responsabilità? Il 28 febbraio scorso, dopo un attacco israeliano, gli Stati Uniti hanno bombardato una scuola a Minad, uccidendo 180 bambine insieme ai loro insegnanti e al personale scolastico. La scuola è stata colpita due volte. Di questo, nella dichiarazione, non c’è traccia.
3 – Obiettivo mancato: il diritto internazionale umanitario dà una protezione speciale a scuole e ospedali. Una dichiarazione che non nomina mai queste infrastrutture civili, proprio mentre il tema è l’attacco ad una scuola, è completamente fuori fuoco. Sembra non vedere ciò che dovrebbe essere la priorità assoluta.
4 – La Carta ONU à la carte: Il testo richiama solennemente i principi delle Nazioni Unite, ma per applicarli in modo selettivo. Afferma che “gli attacchi e la violazione della sovranità… ad opera dell’Iran non trovano giustificazione”, come se la Carta ONU non si applicasse con la stessa forza a tutte le parti in conflitto.
5 – Attribuzione unilaterale delle colpe: si danno per certe le responsabilità dell’Iran, mentre si tace su quelle attribuibili a Israele. Questa non è imparzialità, è una scelta di campo.
6 – Geopolitica prima dell’umano: gran parte del testo è dedicato alla repressione interna dell’Iran, al programma nucleare, ai missili, alle sanzioni, alla sicurezza dell’UE e allo stretto di Hormuz. Sono temi importanti, ma di fronte a una strage di bambini in una scuola, una dichiarazione che mette al centro questi punti e ignora la tragedia civile non è un appello umanitario. È una nota di geopolitica travestita.
7 – Solidarietà ai potenti, silenzio sulle vittime: si esprime “solidarietà ai partner della regione che sono stati attaccati”. Ma nessuna parola di solidarietà esplicita è rivolta alle vittime civili iraniane, ai ragazzini e agli insegnanti morti sotto le bombe in una scuola. Questa è una scelta politica di campo, non la tutela imparziale dei civili.
8 – Zero accountability: di fronte a possibili crimini di guerra, il lessico minimo del diritto internazionale prevederebbe richieste precise: cessazione degli attacchi su obiettivi civili, accesso umanitario, indagini credibili. Nella dichiarazione non c’è nulla di tutto questo. Un silenzio assordante che equivale a una copertura.
9 – Due pesi e due misure nel linguaggio: per l’Iran si usano toni moralmente duri (“sconcertanti violenze”, “repressione”). Per descrivere le azioni militari in corso, si sceglie un linguaggio neutro e asettico come “sviluppi” o “moderazione”. Di fronte a un massacro, questa neutralità lessicale non è obiettività, è complicità.
10 – L’effetto di minimizzazione: anche senza dirlo esplicitamente, l’aver omesso completamente l’attacco alla scuola, mentre si elenca una lunga lista di colpe iraniane, produce un effetto comunicativo preciso: quell’episodio viene minimizzato, razionalizzato, reso invisibile. Sembra quasi che, nel grande quadro della “minaccia iraniana”, la morte di 180 bambini sia un effetto collaterale accettabile.
Questa dichiarazione è la prova di come il diritto internazionale e i principi democratici vengano spesso usati come armi retoriche, branditi contro i nemici e dimenticati quando sono gli alleati a violarli. È una lezione di ipocrisia politica che dobbiamo imparare a riconoscere. Aprite gli occhi: non lasciamoci prendere in giro. La difesa dei diritti umani non può essere selettiva, o non è difesa dei diritti umani. È solo politica.
- Giornale di ↩︎