La vita di migliaia di prigionieri politici in Iran è esposta ad una minaccia senza precedenti. I recenti rapporti degli esperti delle Nazioni Unite, tra cui Mai Sato (Relatrice speciale ONU per i Diritti Umani in Iran), rivelano una realtà terrificante dietro i muri chiusi delle carceri.
Le fonti del Centro per i Diritti Umani in Iran riferiscono, sabato 7 marzo 2026, che la situazione nel carcere di Qezel Hesar è diventata significativamente più tesa. Secondo queste informazioni, in concomitanza con il clima di guerra, l’atmosfera di sicurezza all’interno del carcere si è notevolmente intensificata. I rapporti indicano che le porte dei cortili e delle sale rimangono chiuse per molte ore, le forze di sicurezza sono state dispiegate nel perimetro del carcere e in questo contesto sono aumentate le preoccupazioni per la sicurezza dei detenuti. Alcune fonti affermano inoltre che i detenuti potrebbero essere utilizzati come scudi umani contro potenziali minacce militari.
Il Comitato per la Libertà dei Prigionieri Politici dichiara:
“[…] che l’unico modo per fermare questa catastrofe umanitaria è una pressione internazionale unitaria per realizzare le seguenti richieste:
1. Liberazione immediata e incondizionata: chiediamo la liberazione di tutti i prigionieri politici, di coscienza e degli arrestati durante le proteste nazionali.
2. Fine dell’isolamento e della privazione: ripristino immediato del diritto di contatto e visita delle famiglie con i propri cari.
3. Stop alla macchina delle esecuzioni: annullamento immediato di tutte le condanne a morte emesse in processi ingiusti.
4. Accesso ai servizi essenziali: fornitura immediata di medicinali, cure e alimentazione adeguata per tutti i reparti politici.
5. Chiarezza sui desaparecidos: comunicazione immediata del destino di tutte le persone vittime di sparizione forzata.”
Siamo la voce dei prigionieri, prima che il nostro silenzio costi loro la vita.